Opel Corsa A Gsi - Passione Sportive 80/90

Vai ai contenuti
L’Opel Corsa vide la luce nel lontano 1982 al salone di Ginevra.
Leggende narrano che la GM, a digiuno di esperienza con la trazione anteriore, prese da una demolizione tutto l’avantreno una piccola auto per poterla studiare e adattarla alla nuova utilitaria che voleva produrre. Correva l’anno 1969. Da quegli studi iniziali passarono quasi 20 anni prima di vedere la famosa, ma anche incompresa, Opel Corsa Gsi.
Famosa, perché praticamente tutti la conoscono. Incompresa, perché non riscosse il successo di altre icone di quegli anni (ovviamente Uno Turbo e Renault 5 Gt turbo). Questo dovuto anche al fatto che arrivò in ritardo rispetto alle concorrenti. Infatti la Uno Turbo era sul mercato già dal 1985 e si era fatta già apprezzare.

Tuttavia questa piccola bomba, era un sportiva completa. Aveva un ottimo telaio ed un ottimo assetto, che le permettevano di distinguersi sui percorsi misti. A differenza delle concorrenti, in Opel decisero di dotarla di un motore aspirato anziché turbo. Motore molto affidabile anche se penalizzato un pochino nelle prestazioni. I motori erano 1600 cc di cilindrata, 8 valvole. Fecero 2 versioni. La prima con sigla E16SE, che contraddistingueva la versione non catalizzata, e che erogava 100 cv; la seconda, con sigla C16SE, da 101 cv, era la versione catalizzata. Tra i due cambiava anche la gestione dell’accensione, con spinterogeno il primo e con bobine il secondo, e differivano di 1 cavallo. La versione non catalizzata aveva un cavallo in meno, ma un coppia pronta a regimi più bassi rispetto alla versione catalizzata.

Le Gsi si differenziano anche sulla base estetica. Nel 1990, infatti, la Corsa subì un restyling che riguardò interni ed esterni. Nella versione pre-restyling il cruscotto era squadrato e spartano. La versione successiva aveva linee più armoniose e tondeggianti. All’esterno, il restyling si prese cura della calandra anteriore, che incorniciava i fari, ora diversi, e l’alettoncino posteriore sul portellone aveva preso il posto dell’alettone a cornice intorno al lunotto. Le minigonne e le scritte Gsi sulle portiere rimasero in entrambe le versioni. Cambiarono anche i paraurti anteriori e posteriori, più morbidi nella versione restyling.
Alla fine, la Corsa Gsi ebbe un discreto successo, ma fu soprattutto all’estero che fece furore. In Inghilterra, ancora adesso, questa piccolina è ricercatissima ed è oggetto di una marea di preparazioni, ci sono tantissimi gruppi e forum sul web, a tangibile prova che è stata preferita da molte persone. Peccato siano state un po’ meno in Italia.

La Corsa Gsi non si sceglieva per il blasone. Si sceglieva per quello che trasmetteva.
Una piccola guerriera, sempre pronta, a testa bassa, mai anonima, mai arrendevole.
Gsi è questo, un modo di essere che forse solo in pochi possono comprendere. Qualche anno fa un amico del forum di Elaborare scrisse questo: “La Corsa non sarà stata come le altre, non avrà riscosso il successo delle rivali, ma ti insegnava che niente era perso, niente era impossibile. Quel piccolo cuoricino che pompa benzina dentro la Corsa è sempre lì pronto che ti aspetta, pronto anche a perdere contro la concorrenza, ma di sicuro non si tira indietro, di sicuro ci prova. Ecco cosa era (e cosa è), e forse in molti potrebbero non capire se su una Corsa Gsi non ci sono mai saliti...”

Torna ai contenuti