Fiat Uno Turbo - Passione Sportive 80/90

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È estate. Un’estate di qualche anno fa. È il 1985.
Città vuota. Siete fermi al semaforo di una lunga strada. Il finestrino è abbassato, il caldo estivo entra piacevolmente all’interno dell’abitacolo. Avete la radio a palla, con tanto di amplificatore e pianale, e state ascoltando l’ultimo successo di Madonna (o dei Duran Duran, se vi pare). Vi si affianca un’altra auto. Il guidatore vi guarda con aria spocchiosa e con sufficienza. Poi comincia a sgasare. E vi lancia un altro sguardo, con un sorrisino di superiorità. E sgasa di nuovo. OK, È SFIDA! Abbassate il volume, alzate il finestrino. Sentite salire l’adrenalina, il caldo estivo improvvisamente svanisce, sentite accelerare i battiti del cuore. Frizione giù, prima inserita; stringete le mani attorno al volante. Il vostro avversario, perché ormai è diventato un avversario, è pronto, con lo sguardo che si alterna tra voi e il semaforo. Fissate il semaforo in attesa del verde. Istanti interminabili. E il verde si accende. Giù il pedale dell’acceleratore, mollate la frizione. Si sentono motori che urlano e gomme che stridono. In un attimo mettete la seconda, e poi la terza. Sentite una spinta poderosa che vi proietta in avanti, ed una forza contraria che vi spinge e vi incolla al sedile. Riuscite a dare un occhio al retrovisore, perché è lì che si trova il vostro avversario. Dietro.
Arrivate al semaforo successivo. È rosso. Vi fermate. Guardate a lato in attesa del vostro sconfitto avversario. Lui arriva, non vi guarda. Guarda fisso davanti a lui. Non sgasa più, non fa il baldanzoso. Ha le orecchie basse. In viso un’espressione cupa. Non è contento di aver perso. E forse non se lo aspettava. Tornate a guardare davanti a voi, più rilassati, accennando un sorrisino di piacere ed orgoglio.
È il 1985. E voi siete al volante di una Fiat Uno Turbo.
Già. Chissà quanti hanno vissuto questa scena, chissà quanti hanno goduto al semaforo successivo. Questa era la Uno Turbo. Una bruciasemafori. Forse l’auto più iconica della Fiat dagli anni 80 ad oggi. Tutti conoscono la Uno Turbo. Ha fatto storia. E mi piace immaginarla esattamente come descritto sopra. In quegli anni, se volevi fare una sportiva, prima di avere le ruote, doveva avere il turbo. E la Fiat così ha fatto.
Ci furono due serie di Uno Turbo. La prima, dal 1985 al 1989, la seconda dal 1989 al 1993, anno di uscita di produzione. La sua erede fu la Punto Gt. Ma la Uno era e resterà sempre la Uno.
La prima serie era caratterizzata da un motore 1.3 sovralimentato, che erogava 105 cv e raggiungeva i 200 km/h. Per l’epoca era veramente tanto. E pesava meno di 900 kg. Il che la faceva schizzare da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi. Prestazioni di assoluto livello.
La seconda serie, invece, oltre ad aver ricevuto un restyling estetico, montava un motore 1.4 sovralimentato, con 115 cv, che portava l’auto ad una velocità di 205 km/h e uno scatto sullo 0-100 in meno di 8 secondi.
Nel corso degli anni ci sono state numerose varianti. Si ricorda l’Antiskid, una sorta di ABS, che agiva solo sulle ruote anteriori. Poi ci furono i primi modelli catalizzati, che andarono a togliere qualche cavallo.
Insomma, in qualunque modo la giri, penso che chiunque conosca la Uno Turbo. Famosa ma anche famigerata. Diciamo che fu una delle capostipiti delle cosiddette “bare su 4 ruote”, nomignolo che era stato dato ad auto come queste, piccole sportive con tanti cavalli e poca sicurezza. In effetti, il telaio non andava di pari passo con la potenza del motore, tant’è che si diceva che la Uno Turbo andasse tanto bene sul dritto, ma non sapesse curvare. Spesso anche per l’inesperienza dei proprietari. Effettivamente, ci si ricorda facilmente di quante ne fossero finite dallo sfasciacarrozze. Purtroppo.
Rimane un’auto che ha fatto storia, che tutti abbiamo nel cuore, un po’ perché è Italiana, un po’ perché l’abbiamo posseduta, un po’ perché ci ricorda momenti della nostra giovinezza che ci piacerebbe rivivere. E un po’ perché in quegli anni, non importa che fosse una Uno Turbo, una 205 Gti o altro, importa il fatto che queste erano AUTO, che ti sapevano trasmettere qualcosa. Mai anonime, mai a testa bassa, mai arrendevoli.
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